Oggi Alessandro avrebbe compiuto 50 anni.
Era l'ultimo del gruppetto storico delle medie (io, Uncio, Crov, Matteo e Carlo) a compiere gli anni. Tutti del '64, tranne lui, del '65. Quando compiva gli anni Suillo, la serie era completa. Mi ricordo il compimento dei 18 anni, quando tutti ricevettero un regalo di gruppo "speciale". Uncio ebbe uno zaino, io il motore della Canon. Non mi ricordo gli altri. Ma quando Suillo compi' 18 anni, allora il cerchio era chiuso: eravamo tutti maggiorenni. Oggi avremmo dovuto chiudere un altro cerchio importante, quello dei 50 anni. Ma questo cerchio non lo chiuderemo mai.
Ciao Sui', Auguri!
Wednesday, 18 March 2015
Friday, 13 March 2015
14 MARZO 2015
Si, domani è il 14 marzo e sono settimane che ci penso.
Oggi in macchina ho sparato a palla per la milionesima volta
Firth of Fifth dei Genesis. E’ una canzone che (per me) è un filo diretto che
mi collega a Suillo come il cavo di una funivia alla cima di una montagna.
Ci ho (ri)pianto sopra un po’.
Quando la sento, mi sembra di mandargli dei messaggi dentro una
cabina appesa nel vuoto, magari delle strofe che mi pare abbiano un significato
per noi, e mentre vedo la cabina arrivare lassù, mi accorgo che ne sta ovviamente
scendendo un'altra con dentro altre cose, altri ricordi, situazioni, episodi
che non mi ricordavo più e che mi arrivano dentro quella cabina.
Ve ne volevo già parlare e raccontare all’ultimo raduno “Memorial
Suillo”, ma non ho trovato il momento giusto e poi ero d’accordo col Mats che
avremmo suonato e cantato “Wish You Were Here” e così abbiamo fatto e sono
contento perché davvero non ce ne era una più giusta di quella. Magari ve la
racconto al prossimo raduno, anche meglio, anche perché il mucchio delle cose
da raccontare su Firth of Fifth si è nel frattempo arricchito immaginando il
giochino della funivia.
Anche se non c’entra niente con la canzone, ma una cosa che
per tanti anni mi ha sempre sorpreso di Suillo è quanto era fico con le donne. La
cosa che spesso mi spiazzava (e chi conosceva Suillo da sempre e da vicino lo sa
bene) era che in tante situazioni era fragile, insicuro, impacciato. Ma con le
donne no. Per tanti anni ho sempre ammirato quanto fosse disinvolto,
intraprendente, sfacciato: in situazioni di cazzeggio io ero quasi in
imbarazzo. Ed era divertente essere imbarazzato in quel modo. Naturalmente
questo contribuiva al fatto che avesse di solito un bel successo con l’altra metà
del cielo e questa era un'altra fichissima di Suillo.
Per finire, lascio qui sotto un link di Firth of Fifth. Se
vi va, sentitevela. Se vi va ve la racconto quando ci rivediamo.
Ciao Suì
Tuesday, 23 September 2014
Il Tinello di Casa Lucente
C'e' un luogo centrale nello sviluppo della nostra amicizia con Alessandro e con i suoi fratelli: il tinello di casa Lucente.
Non tutte le case hanno un tinello, che e' un luogo non facile da definire. Sulla Treccani ho trovato questo: "Ambiente prossimo alla cucina e con essa comunicante, o apposito spazio
della cucina stessa, adibito alla consumazione dei pasti e utilizzato
anche come soggiorno, arredato per lo più in stile rustico o con mobili
semplici e funzionali."Ma il tinello di casa Lucente non era aprossimo alla cucina. Quindi, il tinello non era un tinello. Ma quindi, che era?
Oggetto centrale del tinello era lo stereo. Il mitico stereo del padre di Alessandro ( detto anche il Sor Lucente): piatto Thorens, amplificatore Marantz (o viceversa) casse da paure. Sono stato autorizzato a mettere un disco solo dopo anni di frequentazione assidua. Lo stereo era sacro. E la musica che passava era (quasi tutta) fichissima: i Genesis, Peter Gabriel, Jethro Tull inizialmente, poi U2, REM, Cure, Smiths.
![]() |
| Il tinello prima della nostra invasione. Sullo sfondo, il piatto Thorens. In primo piano, la famiglia Lucente. |
C'erano altri oggetti fondamentali nel tinello. Le due poltrone giganti, ambitissime e comodissime. Il quadro con l'iguana che si vede nella foto sopra. Il tavolo con al centro il mitico portaccenere a forma di pneumatico, strabordante sigarette.
Nel tinello abbiamo passto pomeriggi interi, ad ascoltare musica, a giocare con i primi videogiochi, a chiaccherare. Nel tinello abbiamo pianifcato viaggi, parlato di calcio, di politica, ma anche di libri (lo giuro). Li ho conosciuto i fratelli di Suillo (Andrea e Alfredo) gli amici di Andrea (in particolare Daniele), ho ricominciato a frequentare miei amici "piu' grandi" (Gianluca).
Il tinello non era quindi un tinello. Era un luogo di svago, incontro e confronto. Il tinello era la nostra "piazzetta". Ora non esiste piu', ma non per noi. Non per me. Per me, il tinello esiste ancora.
Tuesday, 1 July 2014
Le bravate di Suillo
Uno dei tratti che non mi scorderò del grande Suillo è la sua passione per le cazzate, le bravate, le cose pericolose, le cose esagerate.
Non so se mi spiego, vi farò alcuni esempi per farvi capire di cosa parlo.
Una volta a casa mia a via Luigi Lilio (5' piano) uscì da una finestrella della cucina per rientrare dall'altra (ce ne sono due), con 30 mt di strapiombo.
Ancora gliel'ho ricordato qualche settimana fa in ospedale e ancora ne abbiamo riso (anche se lo avrei menato a sangue, era una cosa pericolosissima che still mi fa tremare i polsi al solo pensiero).
Un'altra volta me lo portai a una specie di matrimonio paracamorristico in Campania dove mio cugino Andrea Torre (allora giovane emergente, oggi affermato DJ radiofonico) andava a mettere la musica per la festa degli sposi.
Suillo si ubriacò subito e molto, per cui TUTTA la serata fu una smaltita continua.
Egli, infatti, in preda all'alcool accennava risse con chiunque gli capitasse a tiro, principalmente invitati al matrimonio ma anche semplici passanti, inservienti, camerieri del posto (tremendo) in cui ci trovavamo etc, ragion per cui andava monitorato continuamente e spesso si dovette intervenire per blandire la gente e sedare l'inizio di rissa.
Un dramma, potete immaginare.
Voglio dire, anche divertente :-) ma uno stress.
Last, indimenticabile fu l'apparizione di Suillo al rientro da una vacanza greca fatta in compagnia della fidanzata del tempo, tale Mara, con il "bravo di Don Rodrigo look", col capello mantenuto in una specie di retina che scendeva sulle spalle e il corpaccione avvolto in una specie di peplo tipo Demis Roussos.
Me lo ricordo addobbato in cotal guisa di fronte al bar di Nunzio una sera in cui pensò bene di litigare a morte con tal Giovanni Ripoli (mio amico identico a Bob Dylan) per motivi di parcheggio, o quel che l'era.
Voi sicuramente ricorderete episodi simili.
Non so se mi spiego, vi farò alcuni esempi per farvi capire di cosa parlo.
Una volta a casa mia a via Luigi Lilio (5' piano) uscì da una finestrella della cucina per rientrare dall'altra (ce ne sono due), con 30 mt di strapiombo.
Ancora gliel'ho ricordato qualche settimana fa in ospedale e ancora ne abbiamo riso (anche se lo avrei menato a sangue, era una cosa pericolosissima che still mi fa tremare i polsi al solo pensiero).
Un'altra volta me lo portai a una specie di matrimonio paracamorristico in Campania dove mio cugino Andrea Torre (allora giovane emergente, oggi affermato DJ radiofonico) andava a mettere la musica per la festa degli sposi.
Suillo si ubriacò subito e molto, per cui TUTTA la serata fu una smaltita continua.
Egli, infatti, in preda all'alcool accennava risse con chiunque gli capitasse a tiro, principalmente invitati al matrimonio ma anche semplici passanti, inservienti, camerieri del posto (tremendo) in cui ci trovavamo etc, ragion per cui andava monitorato continuamente e spesso si dovette intervenire per blandire la gente e sedare l'inizio di rissa.
Un dramma, potete immaginare.
Voglio dire, anche divertente :-) ma uno stress.
Last, indimenticabile fu l'apparizione di Suillo al rientro da una vacanza greca fatta in compagnia della fidanzata del tempo, tale Mara, con il "bravo di Don Rodrigo look", col capello mantenuto in una specie di retina che scendeva sulle spalle e il corpaccione avvolto in una specie di peplo tipo Demis Roussos.
Me lo ricordo addobbato in cotal guisa di fronte al bar di Nunzio una sera in cui pensò bene di litigare a morte con tal Giovanni Ripoli (mio amico identico a Bob Dylan) per motivi di parcheggio, o quel che l'era.
Voi sicuramente ricorderete episodi simili.
Wednesday, 11 June 2014
IL MITICO VIAGGIO IN GRECIA DOPO LA MATURITA' (1983)
Be', questo viaggio non poteva mancare, il primo vero viaggio del gruppo. Come alcuni sanno, il nucleo storico del nostro gruppetto di amici nasce alle medie. 5 compagni di classe + 1 Carlo. Il nostro gruppetto era formato da 3 coppie: Uncio e Suillo (gia' compagni alle elementari), io e Carlo (abitanti al mitico 109), Matteo e Crovetto (gia' compagni di elemntari). Il gruppetto come dicevo nasce alle medie, prima come gruppo misto, che coinvolgeva mezza classe, poi per motivi musicali (l'arrivo di Renato Zero creo' una frattura profonda con alcune girls) e sportivi (dalla seconda media in poi giocavamo a pallone davanti a scuola tutti i pomeriggi) i maschietti si staccarono. Il vero primo viaggio fu a Scauri (LT) in V Ginnasio. Poi, ci fu Ansedonia, in primo Liceo. Ma quello in Grecia era Il Viaggio. Prima tappa, in treno, Roma - Brindisi. E fin qui, nessuno problema.
Sul traghetto per Igoumenitza, primo incontro: delle simpatiche ragazze inglesi, cui eravamo pure simpatici, ma che andavano ad Olimpia. E noi, da bravi soggettoni quali eravamo, siccome avevamo un piano deciso, con tappe pre-stabilite (Pathmos/Ios/Mikonos), invece di seguire le fanciulle seguimmo il piano.
Sul treno Igoumenitza-Pireo, altro incontro mitico: le olandesi. Belle, molto belle, cosi' tanto belle che non ci cagavano di pezza. Ci utilizzarono pero' come deterrente/cani da difesa per sopravivvere alla nottte un volta arrivati al Pireo. La mattina dopo, bye bye, arrivederci e grazie.
Al Pireo, quarta tappa, in traghetto. E dopo 3 giorni e 3 notti di viaggio, arriviamo a destinazione: Patmos! Una ridente isola del Dodecaneso, attaccata alla Turchia, che ci era stata consigliata dal caro Lupente.
Arriviamo la sera, stracchi: il paesino pare carino, si sente musica mitteleuropea uscire dalle taverne al porticciolo. Ci incamminiamo, e raggiungiamo a piedi il campeggio, a Meloi Beach.
Un campeggio indimenticabile, quello che tutti speravamo di trovare (a parte gli alberi, che non c'erano): vicino alla spiaggia, pieno di ggiovani internazionali ed alternativi, poco vestiti, very nice.
Spettacolare la spiaggia del campeggio, piena di gioventu scapigliata, tardo-punk, new romantic, nudisti, figli delle stelle.
Insomma, Patmos, ce la siam girata tutta. Con calma
La spiaggia di Psiliammos, bellissima, dove Carlo si produsse in una delle attivita' da lui preferite, il nudismo.
Kora, al centro dell'Isola. un caldo della Madonna.
Insomma, Patmos, la prima isola, molti balli, molte insalate greche, molte birrozze. E donne, vi chiederete voi? Be', donne se ne so viste parecchie, come direbbe quel tale, ma l'isola e' troppo tranquilla, manca un centro di aggregazione. Si, i Discopub, bella la musica, ma sempre le stesse donne inarrivabili, tipo la biondina, si, quella che sembrava la replicante di Blade Runner. Insomma, quanto saremo stati, una settimana? Dieci giorni? Due settimane? Bene, era ora di partire, era ora di andare a vivere: Ios, arriviamo!!
Ios e' un altro mondo, le Cicladi, le discoteche, il casino vero. Anni dopo sarebbe diventato anche troppo, ma nel 1983 era il casino giusto al posto giusto.
Attivita' principale resta il mare.
Ma la sera aumenta il consumo di birra. Le discoteche sono belle piene. Donne, anche qui se ne sono viste parecchie, ma non ricordo grandi rimorchiamenti, probabilmente perche' sto perdendo la memoria.
Ios verra' ricordate piu' per le imprese dadaiste che per quelle romantiche. Diventammo amici dei Centocelle City Rockers. Ricordo un motoscafino affondato. Un gatto vomitino sul saccopelo di Carlo. La birra Amstel. Sedie a mare. Pescherecci alla deriva. Fughe sui monti. Quanto tempo? 10 giorni? Piu' o meno.
Ma era ora di partire, era ora di osare di piu': Mykonos! MYKONOS!!!
Mikonos nel 1983 era un mito. Era l'isola greca per eccellenza. Arrivammo carichi di aspettative, anche se a Ios alla partenza avevavamo appreso una tragica notizia dai giornali italiani, documentata dalla foto qui sotto:
Il viaggio per Mikonos fu divertenete. Io mi aggregai a un gruppetto di buon temponi internazionali, e mi girai tutto il traghetto ballando ballando. Purtroppo avevo un po' esagerato, e cosi' i miei amici mi abbandonarono vomitino sulla spiaggia. Sulla spiaggia di Mykonos, Carlo invento' il tubo di vomito: uno spruzzo semisolido che congiungeva la sua boccuccia vomitina al suolo. Un tubo, di vomito.
Il giorno dopo incontrammo Alessandro Gasman, nostro coetaneo, che pero' all'epoca se la tirava parecchio. E poi, lentamente, ci rendemmo conto che Mykonos non era per noi. Mikonos era all'epoca dominata dala comunita' gay, e noi, non essendo gay, ci sentimmo un po' emarginati. Quindi, restammo poco a Mykonos, ricordo di aver fatto colpo su una ragazza inglese molto freak, e poi i ricordi sfumano. Dormimmo due o tre notti al molo, ma non era molto comodo. Era passato quasi un mese dalla nostra partenza dall'Italia. Era giunto il momento di tornare.
E a casa tornammo, non completamente vincitori, ma parecchio contenti.
Be', questo viaggio non poteva mancare, il primo vero viaggio del gruppo. Come alcuni sanno, il nucleo storico del nostro gruppetto di amici nasce alle medie. 5 compagni di classe + 1 Carlo. Il nostro gruppetto era formato da 3 coppie: Uncio e Suillo (gia' compagni alle elementari), io e Carlo (abitanti al mitico 109), Matteo e Crovetto (gia' compagni di elemntari). Il gruppetto come dicevo nasce alle medie, prima come gruppo misto, che coinvolgeva mezza classe, poi per motivi musicali (l'arrivo di Renato Zero creo' una frattura profonda con alcune girls) e sportivi (dalla seconda media in poi giocavamo a pallone davanti a scuola tutti i pomeriggi) i maschietti si staccarono. Il vero primo viaggio fu a Scauri (LT) in V Ginnasio. Poi, ci fu Ansedonia, in primo Liceo. Ma quello in Grecia era Il Viaggio. Prima tappa, in treno, Roma - Brindisi. E fin qui, nessuno problema.
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| In attesa del traghetto alla Dogana di Brindisi |
Sul traghetto per Igoumenitza, primo incontro: delle simpatiche ragazze inglesi, cui eravamo pure simpatici, ma che andavano ad Olimpia. E noi, da bravi soggettoni quali eravamo, siccome avevamo un piano deciso, con tappe pre-stabilite (Pathmos/Ios/Mikonos), invece di seguire le fanciulle seguimmo il piano.
Sul treno Igoumenitza-Pireo, altro incontro mitico: le olandesi. Belle, molto belle, cosi' tanto belle che non ci cagavano di pezza. Ci utilizzarono pero' come deterrente/cani da difesa per sopravivvere alla nottte un volta arrivati al Pireo. La mattina dopo, bye bye, arrivederci e grazie.
Al Pireo, quarta tappa, in traghetto. E dopo 3 giorni e 3 notti di viaggio, arriviamo a destinazione: Patmos! Una ridente isola del Dodecaneso, attaccata alla Turchia, che ci era stata consigliata dal caro Lupente.
Arriviamo la sera, stracchi: il paesino pare carino, si sente musica mitteleuropea uscire dalle taverne al porticciolo. Ci incamminiamo, e raggiungiamo a piedi il campeggio, a Meloi Beach.
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| Eugenio al campeggio di Patmos, mentre luma le vicine. |
Spettacolare la spiaggia del campeggio, piena di gioventu scapigliata, tardo-punk, new romantic, nudisti, figli delle stelle.
Insomma, Patmos, ce la siam girata tutta. Con calma
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| Andrea e Isullo a Psiliammos |
La spiaggia di Psiliammos, bellissima, dove Carlo si produsse in una delle attivita' da lui preferite, il nudismo.
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| Eugenio e Alex accaldativerso Kora |
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| Parte selvatica di Patmos (forse) |
Insomma, Patmos, la prima isola, molti balli, molte insalate greche, molte birrozze. E donne, vi chiederete voi? Be', donne se ne so viste parecchie, come direbbe quel tale, ma l'isola e' troppo tranquilla, manca un centro di aggregazione. Si, i Discopub, bella la musica, ma sempre le stesse donne inarrivabili, tipo la biondina, si, quella che sembrava la replicante di Blade Runner. Insomma, quanto saremo stati, una settimana? Dieci giorni? Due settimane? Bene, era ora di partire, era ora di andare a vivere: Ios, arriviamo!!
Ios e' un altro mondo, le Cicladi, le discoteche, il casino vero. Anni dopo sarebbe diventato anche troppo, ma nel 1983 era il casino giusto al posto giusto.
Attivita' principale resta il mare.
![]() |
| Suillo e Carlo a Ios |
![]() |
| Illo |
Ios verra' ricordate piu' per le imprese dadaiste che per quelle romantiche. Diventammo amici dei Centocelle City Rockers. Ricordo un motoscafino affondato. Un gatto vomitino sul saccopelo di Carlo. La birra Amstel. Sedie a mare. Pescherecci alla deriva. Fughe sui monti. Quanto tempo? 10 giorni? Piu' o meno.
Ma era ora di partire, era ora di osare di piu': Mykonos! MYKONOS!!!
Mikonos nel 1983 era un mito. Era l'isola greca per eccellenza. Arrivammo carichi di aspettative, anche se a Ios alla partenza avevavamo appreso una tragica notizia dai giornali italiani, documentata dalla foto qui sotto:
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| In partenza da Ios (o da Patmos), apprendiamo della morte di due ragazze che conoscevamo. |
Il viaggio per Mikonos fu divertenete. Io mi aggregai a un gruppetto di buon temponi internazionali, e mi girai tutto il traghetto ballando ballando. Purtroppo avevo un po' esagerato, e cosi' i miei amici mi abbandonarono vomitino sulla spiaggia. Sulla spiaggia di Mykonos, Carlo invento' il tubo di vomito: uno spruzzo semisolido che congiungeva la sua boccuccia vomitina al suolo. Un tubo, di vomito.
Il giorno dopo incontrammo Alessandro Gasman, nostro coetaneo, che pero' all'epoca se la tirava parecchio. E poi, lentamente, ci rendemmo conto che Mykonos non era per noi. Mikonos era all'epoca dominata dala comunita' gay, e noi, non essendo gay, ci sentimmo un po' emarginati. Quindi, restammo poco a Mykonos, ricordo di aver fatto colpo su una ragazza inglese molto freak, e poi i ricordi sfumano. Dormimmo due o tre notti al molo, ma non era molto comodo. Era passato quasi un mese dalla nostra partenza dall'Italia. Era giunto il momento di tornare.
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| L'ultimo incontro: a scopetta con le romane |
Monday, 5 May 2014
Il mitico Interrail del 1989
Beh, quell'anno seguii Suillo a Pelekas, con l'impegno da parte sua ad andarcene un po' in giro per il nord Europa dopo lo sballo greco.
Effettivamente la permanenza a Pelekas fu, all'insegna dello sballo, parecchio "spartana", cioè, senza quei fronzoli, tipo un tetto sopra la testa, una tazza del cesso sotto al culo, che rendono le vacanze scontate.
Tornando da Corfù, facciamo, non senza qualche difficoltà (e qui potrebbe aprirsi una diramazione secondaria del BLOG, riferita all'incredibile solerzia del bigliettaio della stazione di Bæri...), l'Interrail alla stazione di Bari.
"Bæri! Staziò di Bæri centrà: intercit per Rò in partè dal binario 1!".
E via! Breve tappa a Roma per un opportuno cambio di vestiti e si prosegue per Parigi.
In questo viaggio, tutto sarà rapido, le soste, le frequentazioni, le visite... Dopo una notte a Parigi, passata sul pavimento, ospiti di amici del fratello di Lorenzo Romito, ripartiamo per l'Inghilterra.
Insomma ecco le tappe:
Stratford-upon-Avon e Warwick memorabili. Birmingham, just a touch less...
Per esempio, il mitico, non ricordo se tornando da Stratford o andandovici, era piuttosto allegro:
Dopo le visite culturali, quelle, diciamo, mmm, sociali. A Birmingham il nostro cercava il suo passato e le sue speranze, come del resto io a Leeds. Per una volta ebbi più fortuna io.
Ad ogni modo, eccoci qua che montiamo di guardia sui possenti bastioni di York, all'erta per il pericolo vichinghi, o forse, chissà, speranzosi nell'avvistamento di vichinghe... I possenti (se tanto mi da tanto, giudicate voi...) bastioni - la storia lo dice - non hanno impedito ai vichinghi di fare i loro porci comodi. Per quanto riguarda le vichinghe... per quanto riguarda le vichinghe... beh, lasciamo perdere.
E poi, la Scozia! Inverness, Lochness, Urqhart Castle...
Oserei dire: atmospheric!
Dopo la gloria dei Ness, la strada verso la fine del mondo, rappresentata in questa foto dalla fine delle rotaie. Nelle isole britanniche, più a Nord di così, con il treno, 'nse po'...
E quello non era altro che il nostro trampolino per il grande salto, via mare, verso le Orcadi (nei nostri grandiosi quanto immotivati auspici, anzitempo ribattezate "Porcadi") e le Shetland.
Alle Porcadi incontrammo la simpatica Suzanne, che come porcade non era esattamente il non plus ultra, ma la cui compagnia fu squisita.
Alle Shetland, come tutti quelli meno sprovveduti di noi sapevano, non v'erano che pecore e moscerini voraci. I moscerini attaccavano all'arma bianca qualsivoglia mucosa lo sprovveduto viandante osasse esporre, piega pelle palpebre, cavità orale e quant'altro. Dunque: Tacere bisognava e andare avanti!
E, appunto, avanti andiamo, con ordine...
La ferrovia panoramica di Flåm, i panini con il salmone affumicato a Bergen (il cibo più economico sul mercato in quelle plaghe), la birra a 8000 lire quando qui ne costava 3000... E i bei fioddi! Ah, quanti ricoddi!
Ed è già ora di cominciare a pensare al ritorno:
Ecco, appunto, le vichinghe si erano tutte date appuntamento a København, onde prepararci una degna accoglienza, ma a quel punto non avevamo più tempo, quindi ci demmo alla chetichella, driblando i comitati di accoglienza GOOD TASTE ("Girls Of Øresund - Danemark - in Trepida Attesa di Suillesen e Tauresen Espatriati", qualora lo ignoraste).
Passata l'ubriacatura scandinava, sempre concionando di storia e filosofia, ci si ritrovò a Berlino, Ovest, naturalmente, insieme a Christiane F.
Oltre a spertusarci e a prostituirci alla stazione Laurent... eh... cioè... Zoo, insieme a Christiane e agli altri, trovammo anche il tempo di visitare il Reichstag. Nel viaggio dalla città anseatica di Lubecca avevamo avuto tutto il tempo di ordire un sagace piano per eliminare il Führer (passato successivamente alla storia con il nome di "Congiura dei Coioni"), ma il commesso all'entrata ci avvisò che eravamo arrivati in ritardo. Abbattuti dalla notizia, delusi per aver perso l'occasione di passare alla storia in una luce più positiva, decidemmo di tornare verso i luoghi patrii, non senza aver fatto tappa a Frankfurt am Main, dove avevamo un appuntamento col vecchio Hagen e, cosa di ben lunga più interessante per noi, con le simpatiche Krimild e Brunhild.
Effettivamente la permanenza a Pelekas fu, all'insegna dello sballo, parecchio "spartana", cioè, senza quei fronzoli, tipo un tetto sopra la testa, una tazza del cesso sotto al culo, che rendono le vacanze scontate.
Tornando da Corfù, facciamo, non senza qualche difficoltà (e qui potrebbe aprirsi una diramazione secondaria del BLOG, riferita all'incredibile solerzia del bigliettaio della stazione di Bæri...), l'Interrail alla stazione di Bari.
"Bæri! Staziò di Bæri centrà: intercit per Rò in partè dal binario 1!".
E via! Breve tappa a Roma per un opportuno cambio di vestiti e si prosegue per Parigi.
In questo viaggio, tutto sarà rapido, le soste, le frequentazioni, le visite... Dopo una notte a Parigi, passata sul pavimento, ospiti di amici del fratello di Lorenzo Romito, ripartiamo per l'Inghilterra.
Insomma ecco le tappe:
Stratford-upon-Avon e Warwick memorabili. Birmingham, just a touch less...
Per esempio, il mitico, non ricordo se tornando da Stratford o andandovici, era piuttosto allegro:
![]() |
| Coeffciente di resistenza aerodinamica: 0,001 amplinapp |
Dopo le visite culturali, quelle, diciamo, mmm, sociali. A Birmingham il nostro cercava il suo passato e le sue speranze, come del resto io a Leeds. Per una volta ebbi più fortuna io.
Ad ogni modo, eccoci qua che montiamo di guardia sui possenti bastioni di York, all'erta per il pericolo vichinghi, o forse, chissà, speranzosi nell'avvistamento di vichinghe... I possenti (se tanto mi da tanto, giudicate voi...) bastioni - la storia lo dice - non hanno impedito ai vichinghi di fare i loro porci comodi. Per quanto riguarda le vichinghe... per quanto riguarda le vichinghe... beh, lasciamo perdere.E poi, la Scozia! Inverness, Lochness, Urqhart Castle...
![]() |
| Lord Urqhart, in an uncustomary attire, scans the horizon on the watch for intruders |
Dopo la gloria dei Ness, la strada verso la fine del mondo, rappresentata in questa foto dalla fine delle rotaie. Nelle isole britanniche, più a Nord di così, con il treno, 'nse po'...
E quello non era altro che il nostro trampolino per il grande salto, via mare, verso le Orcadi (nei nostri grandiosi quanto immotivati auspici, anzitempo ribattezate "Porcadi") e le Shetland.
Alle Porcadi incontrammo la simpatica Suzanne, che come porcade non era esattamente il non plus ultra, ma la cui compagnia fu squisita.
Alle Shetland, come tutti quelli meno sprovveduti di noi sapevano, non v'erano che pecore e moscerini voraci. I moscerini attaccavano all'arma bianca qualsivoglia mucosa lo sprovveduto viandante osasse esporre, piega pelle palpebre, cavità orale e quant'altro. Dunque: Tacere bisognava e andare avanti!
E, appunto, avanti andiamo, con ordine...
La ferrovia panoramica di Flåm, i panini con il salmone affumicato a Bergen (il cibo più economico sul mercato in quelle plaghe), la birra a 8000 lire quando qui ne costava 3000... E i bei fioddi! Ah, quanti ricoddi!
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| Suillesen e Tauresen discettano delle idee di Søren Kierkegaard in preparazione della discesa al Sud |
Ed è già ora di cominciare a pensare al ritorno:
Ecco, appunto, le vichinghe si erano tutte date appuntamento a København, onde prepararci una degna accoglienza, ma a quel punto non avevamo più tempo, quindi ci demmo alla chetichella, driblando i comitati di accoglienza GOOD TASTE ("Girls Of Øresund - Danemark - in Trepida Attesa di Suillesen e Tauresen Espatriati", qualora lo ignoraste).
Passata l'ubriacatura scandinava, sempre concionando di storia e filosofia, ci si ritrovò a Berlino, Ovest, naturalmente, insieme a Christiane F.
Oltre a spertusarci e a prostituirci alla stazione Laurent... eh... cioè... Zoo, insieme a Christiane e agli altri, trovammo anche il tempo di visitare il Reichstag. Nel viaggio dalla città anseatica di Lubecca avevamo avuto tutto il tempo di ordire un sagace piano per eliminare il Führer (passato successivamente alla storia con il nome di "Congiura dei Coioni"), ma il commesso all'entrata ci avvisò che eravamo arrivati in ritardo. Abbattuti dalla notizia, delusi per aver perso l'occasione di passare alla storia in una luce più positiva, decidemmo di tornare verso i luoghi patrii, non senza aver fatto tappa a Frankfurt am Main, dove avevamo un appuntamento col vecchio Hagen e, cosa di ben lunga più interessante per noi, con le simpatiche Krimild e Brunhild.
Monday, 14 April 2014
14 Marzo 2014
Un mese fa, il 14 Marzo 2014, Alessandro ci ha lasciato. Qui sotto i miei sms del 13, 14 e 15 Marzo:
Il 13 pomeriggio gli scrivevo che stavo arrivando a Roma: e' il mio ultimo messaggio, chissa' se glielo hanno letto.
La sera arrivo a Roma. Giano mi chiama perche' la situazione sta precipitando.
La mattina dopo da Giano ricevo il messaggio finale.
Poi Carlo per organizzarci sul come andare a trovarlo.
Mia madre che mi cerca.
Io che ringrazio mia sorella perche' andra' al funerale.
Ecco, ora e' passato un mese. Come e' andata? Non bene. Credevo di essere pronto, in fondo non era la prima crisi. Gia' ad ottobre pensavo non ce la facesse. Poi a gennaio. Ma uno non e' mai pronto. In questo mese ho avuto momenti di commozione fortissima, incredulita', rabbia. E non passano sti momenti. Si diradano, ma poi basta una foto, una canzone e, zac, il pensiero del Suillone torna come un lampo e mi occupa la capa. Magico!
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