Monday, 14 April 2014

14 Marzo 2014

Un mese fa, il 14 Marzo 2014, Alessandro ci ha lasciato. Qui sotto i miei sms del 13, 14 e 15 Marzo:


Il 13 pomeriggio gli scrivevo che stavo arrivando a Roma: e' il mio ultimo messaggio, chissa' se glielo hanno letto.

La sera arrivo a Roma. Giano mi chiama perche' la situazione sta precipitando.

La mattina dopo da Giano ricevo il messaggio finale.

Poi Carlo per organizzarci sul come andare a trovarlo.

Mia madre che mi cerca.

Io che ringrazio mia sorella perche' andra' al funerale.

Ecco, ora e' passato un mese. Come e' andata? Non bene. Credevo di essere pronto, in fondo non era la prima crisi. Gia' ad ottobre pensavo non ce la facesse. Poi a gennaio. Ma uno non e' mai pronto. In questo mese ho avuto momenti di commozione fortissima, incredulita', rabbia. E non passano sti momenti. Si diradano, ma poi basta una foto, una canzone e, zac, il pensiero del Suillone torna come un lampo e mi occupa la capa. Magico!

Friday, 11 April 2014

Anni Settanta a Via Lilio

Era il 1971 quando sono tornato vivere a Roma e in seconda elementare mi è capitato questo compagno di banco riccioluto e traccagnotto, socievole e giocherellone. Io, un po’ spaurito dal cambio di città, di scuola e di amici, mi ci sono appiccicato con la colla e lui a me. Siamo rimasti nella stessa classe fino alla terza media e poi comunque sempre insieme al Liceo e all’Università.
Anche le mamme si piacevano molto e questo ci consentiva anche da piccoli di fare tutto insieme: sport, studio, gioco e a volte anche le vacanze. Qui la foto della nostra prima comunione nel 1974(?)
Sì, la scuola, la comunione, ma che facevamo da bambini tutto il giorno?
Passavo a casa Lucente le giornate intere, in teoria ci andavo a “fare i compiti”, ma io mi ricordo solo che giocavamo. Prima di tutto a Subbuteo, che era diventato una vera ossessione: in camera di Alessandro (e di Lupente) c’era il mitico panno verde montato su tavola di legno che occupava permanentemente – tipo per dieci anni - tutta la stanza con un vasto assortimento di squadre ed accessori, comprese le porte “insaccabili” (non erano di serie, ma erano irrinunciabili per gli intenditori). Potevo giocarci cinque ore di fila, una partita dopo l’altra, senza conoscere un attimo di noia, senza stufarmi di perdere sempre, dato che Alessandro era nettamente più forte di me. Giocavamo un casino anche a tennis e racchettoni - ma qui lo suonavo io - per strada, in terrazzo e poi sui campi veri.  Poi, sotto casa, c’era il bar e lì altre migliaia di ore passate a flipper, ghiaccioli e figurine.
Ovviamente giocavamo anche a pallone “dai preti” cioè alla parrocchia dei comboniani, prima sul campo “dei piccoli” e poi su quello grande. Poi c’era il grande terrazzo dei  Lucente che era perfetto per il calcetto uno-contro-uno. E’ inconcepibile oggi pensare che potevamo passare giornate intere a tirarci pallonate senza mai essere stufi o stanchi. Ricordo che su quel terrazzo il Sor Giulio ci insegnava a calciare forte “di collo” dandoci le dritte sui movimenti giusti affacciato alla finestra. Una volta, ad una mia festa di compleanno, per mostrarmi bene come si effettuava la mezza rovesciata delle figurine Panini, il piccolo Sandrino mi fece saltare due incisivi. Fortunatamente, erano ancora quelli da latte e la festa continuò senza troppi drammi, anzi con possibilità fino ad allora sconosciute di fare smorfie orribili senza denti!
A casa Lucente c’era poi un'altra cosa fondamentale: La Roma. Questo era un bel casino perché io ero (e sono) juventino e lì, tutti e quattro i maschi della famiglia erano della Roma e pure parecchio. Sotto questo aspetto marcavo veramente male, anche perché mi ci impuntavo, ma alla lunga mi hanno accettato come la mascotte da massacrare in ogni caso: se la Juve vinceva, rubbava abbuciodiculo, se perdeva apriti cielo! E io, trovato il mio ruolo, ho indossato l’elmetto e andava bene così. Nel vano tentativo di convertirmi alla giusta causa mi hanno portato per la prima volta allo stadio a vedere, ovviamente, Roma – Juve. Era il 1975. Nella Roma giocavano nomi mitici tipo Rocca, Santarini, Negrisolo, DeSisti e Pierino Prati, nella Juve Gentile, Longobucco, Cuccureddu, Damiani, Anastasi e Bettega. La partita non fu molto brillante: la Roma non riusciva a creare grossi pericoli e alla Juve stava bene anche il punto fuori casa per avviarsi a vincere l’ennesimo scudetto. Lo zero a zero fu evitato solo da uno sciagurato autogol dello stopper della Juve Francesco Morini che a un quarto d’ora dalla fine svirgolò goffamente un traversone dell’altro Morini (Giorgio) facendo un assurdo pallonetto al povero Zoff. Uno a zero per la Roma e tutti a casa.
Nella foto si riconoscono da sinistra: Francesco  Morini (mentre pensa “oooops”), gli accorrenti Prati e Furino, Gentile che guarda il pallone insaccarsi sotto la traversa dell'incolpevole Zoff . Sullo sfondo, in tribuna benchè non riconoscibile c’era il Sor Giulio e in curva i fratelli Lucente che esultano e io accanto a loro, ma sotto un treno!
Tornando in macchina a casa ero talmente scornato che il Sor Giulio, per la prima (e forse unica) volta spese delle parole di conforto: “A Uncì, te volevo fà vedè quanto è forte ‘sta Roma, ma oggi avete fatto tutto voi… pure il gol!”. Nonostante gli sghignazzi, a modo suo mi aveva aiutato a collocare l’inopinata sconfitta nell’ambito dell’accettabilità e poi avevo l’elmetto...
Ovviamente,  Suillo la racconterebbe diversamente, correggerebbe venticinque particolari credendo di ricordarseli più fedelmente: guarda che la Roma ha dominato… Negrisolo non c’era, c’aveva le coliche… Quello nella foto non è Furino, non lo vedi che è Tardelli… E io giù a smoccolare: ma che stai a ddì? guarda che non ti ricordi bene te… per ore, per mesi e per anni.
Mi dispiace di non litigare più con Suillo di quel Roma Juve.
Se qualcuno ha voglia di discutere di quel Roma Juve, può postare un commento.

Saturday, 5 April 2014

La bomboniera



Non mi ricordo esattamente l'anno in cui Alessandro si sposo'. Ricordo pero' i lunghi preparativi, la scelta del ristorante e della chiesa. Il fantastico servizio fotografico, per cui lo prendemmo in giro per anni (mitica la foto in cui bacia la sposa indicando il Colosseo, o quella con il sassofono), e lui ridacchiava soddisfatto. Personalmente la cosa che ricordo con maggior piacere, a parte il pranzo di nozze buonissimo, e' la mia bomboniera. Nei lunghi preparativi al matrimonio, Suillo dedico' tantissimo tempo alla scelta delle bomboniere. Cervava degli oggetti che rappresentassero il suo rapporto con i vari imvitati. Per Matteo cerco' a lungo una piccola fionda, ma non credo l'abbia mai trovata. Io ricevetti un boccale di birra, quello della foto. A ricordare le nostre allegre birrette in Grecia (Amstel o Heineken?), oppure a Trastevere ( non mi ricordo le nostre due birrerie preferite, orco can), ai concerti, sulla spiaggia: insomma, come iniziava la primavera, prendevamo peso. Perche' iniziava la stagione della birra! Chiaramente e' la piu' bella bomboniera che abbia mai ricevuto. Che mi fa pensare a tanti bei momenti che non dimentichero' mai. Cheers! Prosit! Cin Cin! 

Friday, 4 April 2014

Il concerto di Mike Oldfield al Palaeur

Intanto mi sto sentendo Tubular Bells Part One, che è un mito. Ed è un mito strettamente connesso al vecio. Nel lontano 1981, egli mi portò a vedere Mike Oldfield al Palaeur. Non conoscevo Mike Oldfield. Mi fidai del Suillone. Fu un fulmine a ciel sereno. Rimanemmo incollati agli scomodissimi seggiolini del Palaeur per 3 ore, rapiti in un'estasi onirica che ancora ricordo e che, secondo me, ricorda anche lui...

Monday, 31 March 2014

Feste del Liceo

Erano i primi anni ottanta. Andavamo a tutte le feste del Liceo e la maggior parte delle volte entravamo da "imbucati" e uscivamo da amiconi del festeggiato e dei suoi invitati.
A quelle feste e nei locali tradivamo spesso e volentieri i nostri cult musicali degli anni settanta. Alessandro ad esempio veniva dalle solide tradizioni di Genesis e Bob Marley, ma alle feste si lasciava trascinare dalle novità più divertenti e commerciali del momento tipo Cindy Lauper e i Culture Club: guardate infatti come era vestito quella sera... non sembra Boy George? Anche Andrea C. aveva il mito dei Ramones, ma fuori ballava i Duran Duran come un paninaro, mentre Euge volava come Pindaro dal Rock di Woodstock al Funk della Kool & The Gang. Naturalmente, anche negli anni ottanta c'era tanta roba buona e un buongustaio come Matz non se le lasciava scappare: dai Dire Straits agli U2 (scusate se è poco...) entrambi amatissimi anche da Suillo.
Insomma, al di là dei generi musicali, ci divertivamo come scatenati. Alessandro era bello felice e si dimostrava cintura nera di socialità: gli bastavano 2 ore ed era diventato amico di tutti.
Di questa festa in particolare non mi ricordo una mazza. Ma la foto che ho rimediato grazie a Locci (che ho costretto ad uno scavo archeologico nei suoi scatoloni) mi sembra bellissima e ne posto qui sotto un'altra della stessa sera.

Ci sono anche Locci a sinistra, Calarco a destra e sotto credo ci sia il festeggiato, ma non so più chi era (ci eravamo imbucati pure lì?). Noto solo che Suillo, ovviamente, sembra fosse già diventato amicone del festeggiato, dato che lo afferra per la capoccia come un polpo.
Chi se ne ricorda più di me, posti i suoi commenti!

Friday, 28 March 2014

Alcune cose Suillesche

Prendo spunto da questa foto di Alessandro colto in un atteggiamento molto "suillesco". Chi lo conosceva bene sa infatti che morsicarti il cranio fino a farti male era una sua grande dimostrazione di affetto e spensierata allegria.
Premesso che Suillo era buono come un pezzo di pane e non ha mai fatto veramente male a nessuno, queste cose assurdamente e gratuitamente dolorose gli piacevano un casino e io me ne ricordo a mazzi: ad esempio il famosissimo "morso del ciuccio" una vera specialità che a sua volta aveva imparato dal padre (il mitico Sor Giulio) che quando ti stava seduto accanto, per esempio guardando la TV, ti afferrava l'interno della coscia vicino al ginocchio e stringeva con una forza sovrumana simulando appunto il morso di un somaro. Se la cosa riusciva bene, il verso del somaro lo faceva la vittima che prima ragliava a squarciagola dal dolore e poi si lamentava del livido per qualche giorno.
La cosa, apparentemente crudele e gratuita, faceva ridere inspiegabilmente tantissimo, anche la vittima.
Un altra specialità suillesca era "dito di ferro": la sfida consisteva nell' "agganciare" ciascuno con il dito medio quello dell'altro, stringere il pugno e poi girare il polso cercando di rompere il dito dell'altro resistendo al dolore del proprio. Se avessero fatto diventare questo gioco specialità olimpica, Suillo avrebbe collezionato più medaglie di Carl Lewis.
Non parliamo poi di cosa era invece capace di fare con la sua zucca di marmo... Da piccoli, mi pare alle medie, rompeva con una sola capocciata pile di cinque piastrelle dei pavimenti. Questo numero glie l'ho visto fare varie volte e ho portato anche alcuni scettici ad ammirare il fenomeno!
Questa capoccia durissima lo fece anche diventare fortissimo di testa quando giocavamo a pallone: si, di testa secondo me era il più forte in assoluto.
Più tardi tentò invece di diffondere un'altra specialità: "famo a capocciate?". Praticamente ci si prendeva a testate come gli stambecchi, finchè uno non si arrendeva o lo portavano al pronto soccorso. Anche in questo, secondo me, Suillo avrebbe sdraiato Tyson, ma sfortunatamente (si fa per dire!) questa sofisticata disciplina ebbe meno successo, perchè la sua capoccia era ormai famosa in tutto il quartiere e non si trovavano nè degni rivali nè sparring partners.
Un altro numero che ricordo che il Suillo faceva con grande soddisfazione sua e grande impressione di chiunque lo vedeva era quello di aprire i tappi a corona con i denti. Si appoggiava la testa della bottiglia vicino a un molare, stringeva e zac! sputava il tappo con disinvoltura mentre ai presenti veniva la pelle d'oca. Vi ricordate Bluto di Animal House che si schiacciava le lattine di birra sulla fronte per far sorridere gli amici? Beh, a confronto era un dilettante.

Il Quarto Raduno del Gruppo Friends (Giugno 2013)


Delle volte il valore delle foto non dipende dalla qualita', ma dal contenuto. Questo qui e' un'esempio: e' la mia ultima foto con Suillo. C'e' la fece un signore, con mano incerta, da Danilo (Il Cavaliere), un Ristorante che Alessandro amava moltissimo, a Orbetello, Giugno 2013. Eravamo reduci dal IV Raduno del Gruppo Friends, e miracolosamente Uncio era riuscito a contattare Alessandro. Questo era l'ultimo pranzo prima di partire. Non esagerammo: tonnarelli con le vongole per tutti, escluso Matz che prese la frittura. Dicevo appunto che Uncio era riuscito nell'arduo compito di trovare Isullo, e neanche poteva immaginare quanto fu importante la sua perseveranza. Ma insomma, eccolo li', ce l'avevamo fatta: Suillo era con noi. C'era anche Marco, ma era dovuto ripartire la mattina.

Il Venerdi pomeriggio Ale arriva alla stazione di Orbetello. La sera di Venerdi' si stava avviando a duventare la serata clou, e non ce ne voglia Giano, che arrivo' il sabato. Oramai, in un lungo weekend la serata clou e' una sola, il resto del tempo viene dedicato a riprendersi dalla serata clou.

Il menu' era ben congeniato: impepata di cozze, spaghetti alla bottarga, e poi mi pare due pesciozzi alla griglia, tipo una spigola e un orata. Vino (ma Suillo bevve solo acqua) e poi dopocena e' tempo di assaggiare il mio acquisto aereportuale: boccia du Rum invecchiato 9 anni. Chiaramente con CocaCola: insomma, il mitico Cuba Libre.

E cosi', la serata divenne il clou del weekend: musica a palla, tanto Rithm&Blues, Uncio scatenato, e poi il clou del clou: tutti ad abbracciare e baciare Suillo. Era tornato! E poi, il sottoclou: Carlo che dichiara:"E' la serata piu' bella della mia vita" prima di addormentarsi su una sedia in giardino. Tutto questo, mentre Marco faceva addormentare Vilgot, addormentandosi pure lui.

Questo non e' un post allegro, non puo' esserlo. Pero' quel weekend con Alessandro, l'ultimo, siamo stati bene. Il sabato sulla Feniglia c'era un clima eccezionale, cielo limpido, temperatura ottimale, una vera goduria. Marco porto' Vilgot al mare, per la prima volta.
Sabato sera e' poi arrivato Gianluca, ma noi eravamo cotti. E  la domenica, pranzo finale da Danilo.

Questo e' Suillo con Uncio stra-relaxed:
E questo e' il Gruppo:
Poi siamo tornati a Roma, e durante il viaggio Alessandro ci disse che era malato, e doveva sottoporsi ad un intervento complicato. Fu uno shock. Anche se nessuno in quel momento avrebbe mai previsto che sarebbe andata come poi e' andata. Peccato. Avevamo pianificato una bella Bottarga insieme, quando saresti uscito dall'ospedale. Invece niente.