Thursday, 11 October 2018

Ciao Suì, alla fine ci sono andato a Milos...

Mesi fa ero andato a riguardarmi questo Blog e avevo notato che da un bel pezzo non si aggiungevano nuovi post. Io per primo mi ero perso l'account Google per poterci scrivere e sono stato provvidenzialmente reinserito oggi da Euge (Tks!).
Ma la cosa che volevo raccontare qui ora è che riguardando proprio in questo blog le foto dei viaggi in Grecia fatti insieme a Suillo, mi è tornato in mente che negli ultimi tempi ci eravamo detti tante volte che saremmo dovuti tornare insieme in Grecia, che era una ficata e lui mi raccontava sempre di Milos... Lui c'era stato, io no, a lui era piaciuta un casino, ci era tornato e ci sarebbe senz'altro tornato ancora. Mi raccontava dei colori incredibili delle rocce che in ogni caletta erano completamente diversi, del vulcano che li aveva prodotti e che ancora oggi c'erano soffioni di zolfo che uscivano dalle rocce anche sott'acqua, della spiaggia quasi inaccessibile dove ci si poteva calare da una scogliera solo con una corda e ancora di quell'acqua stupenda, dell'atmosfera super easy e rilassata che tante volte avevamo vissuto insieme e che a Milos c'era ancora.
Beh, caro Suillone, quest'estate finalmente ci sono andato a Milos ed era veramente una ficata!
Ho visto tutti quelle cose e valeva davvero la pena. E poi c'era quella bella sensazione di ripercorrere delle orme. In qualche modo di seguirle...
Certe volte pensavo: bella dritta, Suì! grazie per avermi fatto conoscere questo posto! Certe altre mi immaginavo che lui era sicuramente stato esattamente in quella spiaggetta dove stavo io in quel momento e pensavo che se l'era goduta come me. Certe altre ancora mi sembrava invece di vedere proprio la sagoma rosa del Suillone riccioluto che prendeva il sole a pochi metri da me o si faceva una birretta alla taverna sulla spiaggia...
Insomma, Suì, alla fine in qualche modo ci sono, anzi ci siamo, andati a Milos! Bella vera.

I colori di Achivadolimni
















I bagni nel fiordo di Papafragas


















Full Moon in Psaravolada...


Kleftiko: acqua e rocce pazzesche, che posto!



La cordata per l'inaccessibile Tsigrado...



















































Autoscatto a Paleochori




















Il paesaggio lunare di Sarakiniko

Saturday, 2 January 2016

Dischi minori del tinello. I Traffic, Johnny Barleycorn must die

http://youtu.be/t8878chOvfI

I dischi dei Genesis erano i piu ascoltati nel tinello di casa Lucente. Ma c'erano una serie di dischi "minori" fichissimi.

Per esempio, questo dei Traffic, che ho riscoperto oggi.

E un oezzo bellissimo e' questo: Freedom rider

http://youtu.be/c_CDAZW4mWE

Ciao Sui'

Wednesday, 14 October 2015

Bella Suì

Il BLOG langue, ma sono convinto che lo stesso non accade nelle di noi capoccie, relatively al ricordo che abbiamo del prode Suillozzo.
E' che la vita, gli impegni, il caos ci impedisce di dedicare il nostro tempo e la nostra concentrazione a ciò che vorremmo.

Io sono in questo senso un po' più fortunello di voi, forse, in quanto la piegatura della mutanda si presta ed offre lunghe mezzore di pensamiento.
E allora proprio l'altro giorno ripensavo agli ultimi giorni di Alessandro,e a quando mi si accomiatò (credo l'ultima o la penultima volta in cui era cosciente) così salutandomi:
"Ciao,  Gilgameš"

Ora, io dico, esimio Suillo, ma che cazzo c'entra mò Gilgameš????

Gilgamesh è un personaggio della mitologia mesopotamica protagonista dell'omonima epopea, inoltre può riferirsi a:

Musica[modifica | modifica wikitesto]

  • Gilgamesh - gruppo musicale progressive jazz fusion
  • Gilgamesh - album dell'omonimo gruppo musicale del 1975
  • Gilgamesh - album di Franco Battiato del 1992 contenente l'omonima opera teatrale composta dallo stesso autore

Altro[modifica | modifica wikitesto]




Quindi, o ce l'aveva con l'epopea mesopotamica, o col gruppo musicale progressive jazz fusion, o col disco di Battiato, o col fumetto argentino, o con l'asteroide o col personaggio dei videogiochi.

I misteri di Suillo, grande.

Wednesday, 18 March 2015

50 anni

Oggi Alessandro avrebbe compiuto 50 anni.

Era l'ultimo del gruppetto storico delle medie (io, Uncio, Crov, Matteo e Carlo) a compiere gli anni. Tutti del '64, tranne lui, del '65. Quando compiva gli anni Suillo, la serie era completa. Mi ricordo il compimento dei 18 anni, quando tutti ricevettero un regalo di gruppo "speciale". Uncio ebbe uno zaino, io il motore della Canon. Non mi ricordo gli altri. Ma quando Suillo compi' 18 anni, allora il cerchio era chiuso: eravamo tutti maggiorenni.  Oggi avremmo dovuto chiudere un altro cerchio importante, quello dei 50 anni. Ma questo cerchio non lo chiuderemo mai.

Ciao Sui', Auguri!

Friday, 13 March 2015

14 MARZO 2015


Si, domani è il 14 marzo e sono settimane che ci penso.
Oggi in macchina ho sparato a palla per la milionesima volta Firth of Fifth dei Genesis. E’ una canzone che (per me) è un filo diretto che mi collega a Suillo come il cavo di una funivia alla cima di una montagna.
Ci ho (ri)pianto sopra un po’.
Quando la sento, mi sembra di mandargli dei messaggi dentro una cabina appesa nel vuoto, magari delle strofe che mi pare abbiano un significato per noi, e mentre vedo la cabina arrivare lassù, mi accorgo che ne sta ovviamente scendendo un'altra con dentro altre cose, altri ricordi, situazioni, episodi che non mi ricordavo più e che mi arrivano dentro quella cabina.
Ve ne volevo già parlare e raccontare all’ultimo raduno “Memorial Suillo”, ma non ho trovato il momento giusto e poi ero d’accordo col Mats che avremmo suonato e cantato “Wish You Were Here” e così abbiamo fatto e sono contento perché davvero non ce ne era una più giusta di quella. Magari ve la racconto al prossimo raduno, anche meglio, anche perché il mucchio delle cose da raccontare su Firth of Fifth si è nel frattempo arricchito immaginando il giochino della funivia.
Anche se non c’entra niente con la canzone, ma una cosa che per tanti anni mi ha sempre sorpreso di Suillo è quanto era fico con le donne. La cosa che spesso mi spiazzava (e chi conosceva Suillo da sempre e da vicino lo sa bene) era che in tante situazioni era fragile, insicuro, impacciato. Ma con le donne no. Per tanti anni ho sempre ammirato quanto fosse disinvolto, intraprendente, sfacciato: in situazioni di cazzeggio io ero quasi in imbarazzo. Ed era divertente essere imbarazzato in quel modo. Naturalmente questo contribuiva al fatto che avesse di solito un bel successo con l’altra metà del cielo e questa era un'altra fichissima di Suillo.
Per finire, lascio qui sotto un link di Firth of Fifth. Se vi va, sentitevela. Se vi va ve la racconto quando ci rivediamo.
 Ciao Suì



Tuesday, 23 September 2014

Il Tinello di Casa Lucente


C'e' un luogo centrale nello sviluppo della nostra amicizia con Alessandro e con i suoi fratelli: il tinello di casa Lucente.

Non tutte le case hanno un tinello, che e' un luogo non facile da definire. Sulla Treccani ho trovato questo: "Ambiente prossimo alla cucina e con essa comunicante, o apposito spazio della cucina stessa, adibito alla consumazione dei pasti e utilizzato anche come soggiorno, arredato per lo più in stile rustico o con mobili semplici e funzionali."

Ma il tinello di casa Lucente non era aprossimo alla cucina. Quindi, il tinello non era un tinello. Ma quindi, che era?

Oggetto centrale del tinello era lo stereo. Il mitico stereo del padre di Alessandro ( detto anche il Sor Lucente): piatto Thorens, amplificatore Marantz (o viceversa) casse da paure. Sono stato autorizzato a mettere un disco solo dopo anni di frequentazione assidua. Lo stereo era sacro. E la musica che passava era (quasi tutta) fichissima: i Genesis, Peter Gabriel, Jethro Tull inizialmente, poi U2, REM, Cure, Smiths.

Il tinello prima della nostra invasione. Sullo sfondo, il piatto Thorens. In primo piano, la famiglia Lucente.

C'erano altri oggetti fondamentali nel tinello. Le due poltrone giganti, ambitissime e comodissime. Il quadro con l'iguana che si vede nella foto sopra. Il tavolo con al centro il mitico portaccenere a forma di pneumatico, strabordante sigarette.

 Nel tinello abbiamo passto pomeriggi interi, ad ascoltare musica, a giocare con i primi videogiochi, a chiaccherare. Nel tinello abbiamo pianifcato viaggi, parlato di calcio, di politica, ma anche di libri (lo giuro). Li ho conosciuto i fratelli di Suillo (Andrea e Alfredo) gli amici di Andrea (in particolare Daniele), ho ricominciato a frequentare miei amici "piu' grandi" (Gianluca).

Il tinello non era quindi un tinello. Era un luogo di svago, incontro e confronto. Il tinello era la nostra "piazzetta". Ora non esiste piu', ma non per noi. Non per me. Per me, il tinello esiste ancora.




Tuesday, 1 July 2014

Le bravate di Suillo

Uno dei tratti che non mi scorderò del grande Suillo è la sua passione per le cazzate, le bravate, le cose pericolose, le cose esagerate.

Non so se mi spiego, vi farò alcuni esempi per farvi capire di cosa parlo.

Una volta a casa mia a via Luigi Lilio (5' piano) uscì da una finestrella della cucina per rientrare dall'altra (ce ne sono due), con 30 mt di strapiombo.
Ancora gliel'ho ricordato qualche settimana fa in ospedale e ancora ne abbiamo riso (anche se lo avrei menato a sangue, era una cosa pericolosissima che still mi fa tremare i polsi al solo pensiero).

Un'altra volta me lo portai a una specie di matrimonio paracamorristico in Campania dove mio cugino Andrea Torre (allora giovane emergente, oggi affermato DJ radiofonico) andava a mettere la musica per la festa degli sposi.
Suillo si ubriacò subito e molto, per cui TUTTA la serata fu una smaltita continua.
Egli, infatti, in preda all'alcool accennava risse con chiunque gli capitasse a tiro, principalmente invitati al matrimonio ma anche semplici passanti, inservienti, camerieri del posto (tremendo) in cui ci trovavamo etc, ragion per cui andava monitorato continuamente e spesso si dovette intervenire per blandire la gente e sedare l'inizio di rissa.
Un dramma, potete immaginare.
Voglio dire, anche divertente :-) ma uno stress.

Last, indimenticabile fu l'apparizione di Suillo al rientro da una vacanza greca fatta in compagnia della fidanzata del tempo, tale Mara, con il "bravo di Don Rodrigo look", col capello mantenuto in una specie di retina che scendeva sulle spalle e il corpaccione avvolto in una specie di peplo tipo Demis Roussos.
Me lo ricordo addobbato in cotal guisa di fronte al bar di Nunzio una sera in cui pensò bene di litigare a morte con tal Giovanni Ripoli (mio amico identico a Bob Dylan) per motivi di parcheggio, o quel che l'era.

Voi sicuramente ricorderete episodi simili.